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Si strinse al petto la giacca stretta, cercò di camminare più in fretta, ma le gambe erano stanche, i piedi si ribellavano alle scarpe con i tacchi e le facevano male, i pantaloni di pelle lasciavano filtrare il vento gelido…
Finalmente raggiunse la bici, salì infretta in sella e si mise a pedalare più che poteva.
Giunse in camera sua che erano passate le 3:30 del mattino.
La madre non era rientrata.
Il vento le aveva infastidito gli occhi che continuavano a lacrimare, la stanchezza l'assaliva, si buttò sul divano ancora vestita, si nascose sotto le coperte piombò in un sonno profondo.
Ore 7: la sveglia suonava ininterrottamente.
Scese dal divano faticosamente e si cambiò per andare a scuola; raccolse i capelli, prese lo zaino e guardò l'orologio: 7:30. era ora di andare. Mentre usciva di casa il pensiero dei suoi cinque fratellini l'attraversò, così si tolse un po' di denaro dalle tasche e lo lasciò sul tavolo. Poi uscì in fretta, inforcò la bici e si diresse verso la scuola.
Giunse appena in tempo per la restituzione del compito di matematica, si prese di nuovo una ramanzina per il ritardo, ma non ci badò e andò invece a vedere i risultati del compito: ancora un cinque. No, non avrebbe rimediato quei voti prima della fine dell'anno e se non fosse stata promossa…sapeva che avrebbe dovuto smettere la scuola. Il denaro non bastava mai ad una famiglia di sette persone.
Quindici anni! Con la licenza media non avrebbe mai trovato un lavoro migliore di quello attuale, anzi era fortunata ad averlo.
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