Libro on line
Animals House
di Susanna Valpreda
Ma io chi sono?
(problemi esistenziali di una mastina
appena giunta all’età adulta)
Se uno è come lo chiamano gli altri, allora io ho un sacco di nomi: Bau e Grrr per i botoli che mi incrociano per strada; Ffft e Roarr per i miei fratelli felini (soprattutto quando li stresso); Squeek mi chiamava il mio primo adorato pollo di gomma finché l'ho rosicchiato e adesso non mi chiama più (?); Venus, Patata, Puz-zona, Cialtrona, Mostro, Bravissima,
Pasticciona, Stai-giù!, Che-cavolo-combini?, Chi-è-stato?, Se-lo-fai-ancora-ti-ammazzo!... per i miei genitori umani, con tante di-verse intonazioni a seconda di quello che ho fatto prima.
A dire la verità, io non so esattamente chi sono. Non è una questione filosofica esistenziale, della serie: "Ma io chi sono ve-ramente? Cosa voglio dalla vita? Cosa sono venuta a fare su questo pianeta? E quanto ci rimarrò?" Fortunatamente tutti noi non-umani non abbiamo bisogno di porci queste domande. In cuor nostro ab-biamo granitiche certezze sulla nostra utilità e sullo scopo che la natura ci ha assegnato.
Ma, mettetevi nei panni di un mammifero, più precisamente un canide, che nasce in un allevamento di suoi simili e fin dalla più tenera infanzia viene adottato da due bipedi umani e convive con tre quadrupedi felini.
L'apprendimento è fatto di imitazione e io diligentemente ho tentato fin da piccola di emulare i miei familiari. Quando la mamma potava le piante, subito io la imitavo rosicchiando rami, fo-glie e fiori. Quando la vedevo scavare una buca, io poi ne scavavo tante altre in tutte le parti del giardino. Quando i mici salivano sulla macchina decappottabile del papà io facevo lo stesso, appol-laiandomi sul tettuccio di vinile. Avevo già 6-7 mesi e pesavo una quarantina di chili, ma ero veramente agile!
Vedevo il papà impugnare il manubrio della moto, allora anch'io con i denti lo rosicchiavo ben bene...
Insomma ho imparato un gran campionario di cose che non so se come Cane (così mi chiamano gli estranei) mi servano ad un gran che, ma sono sempre stata convinta che mi rendessero spe-ciale agli occhi della mia famiglia. Le reazioni che suscitavo non erano sempre quelle che mi aspettavo, però! Infatti erano quelle le occasioni in cui mi chiamavano con quegli strani nomi composti che ho citato prima e il tono di voce